Il “wintering” e la bellezza dell’inverno: ritiro, riposo e cura di sé nei mesi più freddi e bui

Pubblicato il 18 febbraio 2026

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Il concetto di wintering (letteralmente "invernare") si riferisce all'idea di abbracciare un periodo di rallentamento, introspezione e riposo ispirato agli animali che, durante l’inverno, riducono le proprie attività per sopravvivere all’insidiosa stagione fredda: in origine, quindi, il termine si riferisce al comportamento tipico degli animali che “svernano” e trascorrono l’inverno riposando in un luogo specifico. Il concetto di wintering, di fatto, riflette un naturale istinto al rallentare, riposare e cercare conforto durante i mesi freddi e bui tipici dell’inverno. 

La scrittrice Suzy Reading, nel testo “Self-Care for Winter: Seven steps to thriving in the colder months”, sottolinea l'importanza di ritirarsi, rallentare e prendersi cura di sé, trovando nutrimento nel silenzio e nella bellezza dei tempi invernali: “Lo senti anche tu? Questa urgenza genuina di ritirarsi, una crescente necessità di riposo, desiderio profondo di cercare conforto? Come le giornate diventano più brevi ed il freddo si avvicina, il mode “ibernazione” si attiva.”

E non si tratta di semplici sensazioni da assecondare: durante l’inverno il nostro organismo esprime, fisiologicamente, la necessità di rigenerarsi e riposare per poter poi rinascere con l’arrivo della stagione più mite e luminosa, esattamente come fa la natura che si “ferma” per rifiorire in primavera.

Infatti, il periodo invernale è tipicamente caratterizzato da una minor esposizione alla luce solare e dal clima freddo: questi fenomeni comportano significativi cambiamenti fisiologici, endocrini e metabolici che dirigono l’organismo verso la necessità di riposo e ritiro, nonostante, purtroppo, lo stile di vita moderno ricco di luce artificiale e continui stimoli potrebbe non creare le giuste, e fisiologiche, condizioni propedeutiche a queste necessità.

Cosa succede al nostro umore: il winter blues spiegato dalla scienza

L’arrivo dei mesi freddi con l’usuale diminuzione delle ore di luce e temperature più rigide, comporta cambiamenti fisiologici legati all’azione di alcuni importanti ormoni: la diminuzione delle ore di esposizione alla luce, infatti, può inficiare la produzione di serotonina, importante neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell’umore ed utile per l’apprendimento, la cognizione, la memoria, le funzioni cardiovascolari, la funzione sensomotoria, la sensazione di dolore, l’appetito, la motilità intestinale, il sonno e il desiderio sessuale.
Oltre ad una considerevole presenza a livello intestinale, la sintesi della serotonina avviene anche nel cervello: in presenza di luce, le cellule gangliari della retina inviano segnali ai neuroni produttori di serotonina, per cui maggiore è l’esposizione alla luce solare e maggiore sarà la sua produzione a livello cerebrale.

Tuttavia, vi è un ulteriore ormone protagonista nella regolazione del ritmo circadiano e nella risposta fisiologica alle ore di luce e di buio, ossia la melatonina, neurotrasmettitore fondamentale per la regolazione del ciclo sonno-veglia, e dalle azioni antiossidante ed antiinfiammatoria.

La sua produzione avviene a livello cerebrale, nella ghiandola pineale, dove una certa quantità di serotonina viene convertita in melatonina attraverso l’azione di due enzimi che si attivano con il buio: è quindi la luce il trigger più importante per la regolazione della presenza di questi due ormoni ed agisce come un vero e proprio sincronizzatore per il nostro organismo; nei mesi invernali dove l’esposizione alla luce si riduce in favore delle ore di buio, la produzione di serotonina cala mentre la sua conversione in melatonina risulta facilitata e prolungata a causa di maggiori ore di buio: in alcune circostanze, quando, ad esempio, nelle giornate “grige” manca un contrasto marcato tra la fase del giorno e quella della notte, la produzione della melatonina può addirittura essere allargata anche alle ore diurne con la conseguente sensazione di sonnolenza.

E come se non bastasse, le temperature rigide dell’inverno spingono l’organismo a spendere energie per mantenere la temperatura corporea, con un conseguente abbassamento dei livelli di energia generale. Date le considerazioni descritte circa la funzione di serotonina e melatonina, non stupisce l’insorgenza del “winter blues”, termine inglese che descrive il disturbo affettivo stagionale che accompagna l’arrivo della stagione invernale. Questo fenomeno si manifesta con sintomi quali maggior stanchezza, apatia, irritabilità e sbalzi d’umore: come valutato precedentemente, la scienza è in grado di spiegare le motivazioni fisiologiche alla base di queste manifestazioni.

Ma se ci fosse un modo migliore per approcciarci alla stagione invernale?

Wintering & self-care: il potere sensoriale dei cosmetici e di beauty routine gentili

Accogliendo gli insegnamenti del mondo naturale, dalla regolazione dell'attività fisica leggera ai movimenti corporei per riscaldarsi, è possibile modificare i ritmi quotidiani per affrontare al meglio l'inverno: rispettando i bassi livelli di energia e ascoltando le esigenze dell’organismo nei mesi più freddi, questo periodo può rappresentare un'opportunità per riaccendere la gioia e trovare appagamento in ogni stagione della vita.

E che l’utilizzo di prodotti beauty abbia benefici per l’umore e non solo per pelle e capelli è un fatto comprovato: ad esempio, uno studio interessante pubblicato su Plon One descrive come interventi di self-care mediati dai sensi siano utili per abbassare i livelli di cortisolo; nello studio, donne lavoratrici nel settore ospedaliero e sottoposte ad un elevato stress, hanno applicato una crema profumata, ossia uno stimolo bi-sensoriale che coinvolge tatto e olfatto, ottenendo una riduzione dei livelli di cortisolo dopo 30 giorni di intervento.

Se olfatto e vista sono tra i primi sensi a cui colleghiamo un prodotto cosmetico, annusandolo appena ne siamo in contatto ed osservando il suo colore od effetti visivi, è la texture che svolge un ruolo fondamentale nella percezione sensoriale di una formulazione, soprattutto se si tratta di un prodotto skin-care per viso e corpo: infatti, la texture descrive l’insieme delle caratteristiche tattili del prodotto ed è implicata nell’efficacia stessa del prodotto assieme agli attivi funzionali.

Nel legame che unisce la sensorialità di un prodotto cosmetico e la sfera emozionale, la texture gioca un ruolo chiave, venendo descritta come un vero e proprio trigger emozionale od un elemento sorpresa, soprattutto in relazione a texture trasformanti, come le “oil-to-milk”, “oil-to-foam” o “balm-to-oil”, per citarne qualcuna.

Grazie a prodotti beauty dall’ottimale sensorialità è possibile agire sulla sfera emozionale con importanti benefici sull’umore: in inverno, a maggior ragione quando l’energia cala e sale la necessità di conforto e riposo, è possibile creare delle beauty routine “gentili” e dall’elevato impatto sulle emozioni e sull’umore: bagni caldi balsamici, docce aromatiche, maschere nutrienti ed impacchi idratanti sono solo alcuni degli step di veri e propri rituali sensoriali che possono aiutare il nostro umore, e la nostra pelle, a fronteggiare con serenità i mesi freddi e bui. L’avvicinarsi dell’inverno non deve per forza essere motivo di timore: coccoliamo e rigeneriamo mente e corpo con i giusti prodotti beauty.

Wintering & self-care: gli ingredienti che fanno la differenza

L’associazione tra cosmetici e well-being generale è, come abbiamo visto, un fatto comprovato da diverse ricerche scientifiche: inoltre, negli ultimi anni sono stati sviluppati ingredienti attivi in grado di interagire con vari target cutanei connessi al sistema emozionale, sfruttando non solo la presenza di migliaia di terminazioni nervose che innervano la pelle ma anche la presenza di specifici recettori espressi dalle stesse cellule cutanee, quali cheratinociti e fibroblasti. Per esempio, è affascinante notare come i cheratinociti esprimano i recettori dei cannabinoidi, CBR1 e CBR2: Silybidiol™, ottenuto da estratto di cardo mariano, è costituito da molecole in grado di interagire con questi recettori attivando il sistema endocannabinoide per stimolare il rilascio di β-endorfine ed evitando i possibili effetti indesiderati della cannabis. E se le ore di luce calano durante l’inverno, così come l’umore e l’energia, NeuroGlow™ è la soluzione per un effetto illuminante ed emozionale: estratto dalle foglie di indigo, contiene composti in grado di stimolare la produzione di melanina per migliorare il colorito, ma mostra un’azione stimolante sulla produzione di ossitocina, vitamina D e β-endorfine; l’attivo, quindi, mima gli effetti benefici del sole, compresi quelli sull’umore, evitando i possibili danni da esposizione.

Anche alcuni peptidi sono in grado di svolgere un ruolo “emozionale”: WKPep Leisurepeptide, sviluppato dai ricercatori esperti dell’azienda Winkey, per esempio, rappresenta uno specifico dipeptide che agisce a livello neurofisiologico stimolando emozioni positive. In particolare, esso promuove, a livello cutaneo, la sintesi di peptidi oppioidi, capaci di agire sulle terminazioni nervose cutanee. Questo processo determina un’iperpolarizzazione della membrana postsinaptica, con conseguente effetto lenitivo e di benessere emotivo.

L’impatto dei fattori di stress invernali sulla pelle

Non è solo una questione di “mood”: durante la stagione fredda, la pelle mostra indubbiamente delle diverse necessità legate all’abbassamento delle temperature ed al possibile clima secco dovuto all’uso dei riscaldamenti. Infatti, la combinazione di freddo esterno e caldo secco all’interno, può lasciare la pelle molto secca, screpolata e spenta. Ciò è dovuto al drastico calo dell'umidità: l'aria fredda non riesce a trattenere la stessa quantità di umidità dell'aria calda, e i nostri sistemi di riscaldamento interni contribuiscono a ridurre ulteriormente il grado di umidità. Questa costante esposizione a un ambiente secco può compromettere seriamente la naturale barriera idratante della pelle, quel fondamentale strato esterno che ha il compito di trattenere l'idratazione e tenere fuori gli agenti irritanti: quando questa barriera protettiva si indebolisce, la pelle inizia a perdere acqua a un ritmo accelerato, un processo noto come perdita d'acqua transepidermica (TEWL). Ciò innesca l’insorgenza dei sintomi come sensazione di fastidio e tensione, colorito spento, maggior sensibilità, irritazione e rossore.

Per questo è fondamentale creare beauty routine specifiche per l’inverno: dato che idratazione profonda e protezione efficace risultano di primaria importanza durante i mesi invernali, è preferibile scegliere texture più ricche, nutrienti e protettive per prevenire la disidratazione e mantenere la pelle morbida ed elastica. Non solo, anche la scelta delle giuste materie prime contribuisce significativamente nel mantenimento della salute della pelle durante i mesi freddi: SymRepair® 100, a base di un complesso lipidico biomimetico e bisabololo, mostra un’azione sinergica nel ripristinare la barriera lipidica cutanea ed effetti lenitivo ed idratante; VeganProteoglycan, derivato dalla resina di un albero indiano conosciuto nella tradizione ayurvedica, è costituito da proteoglicani vegetali in grado di migliorare la texture cutanea stimolando la proliferazione dei fibroblasti e la produzione di collagene. Nell’ambito della detersione, è possibile formulare prodotti delicati che rimuovano le impurità della pelle senza seccare ulteriormente: aggiungendo alla formulazione anche PrimalHyal Hydra [+], acido ialuronico cationizzato, è inoltre possibile aggiungere idratazione a breve e lungo termine.

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